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Il giorno 20 marzo 2003 nella sala CISEM di Milano, gentilmente messa a disposizione
dall'Assessortato all'Istruzione della Provincia di Milano
(che patrocinava l'iniziativa), si è svolto l'incontro "Il latino
alle Medie: problemi, proposte, esperienze, prospettive", promosso congiuntamente
da varie associazioni che da anni operano per una valorizzazione della cultura
classica e della sua presenza nelle scuole (AESPI, CNADSI, IRRE-Lombardia, Prisma,
Zetesis e Centrum Latinitatis Europae). L'incontro, che ha visto la presenza
di un pubblico interessato e partecipe, era presieduto dal prof. Luca Lattanzi,
segretario della sezione lombarda di Prisma, in sostituzione del prof. Angelo
Ruggiero (presidente di AESPI), trattenuto fuori Milano da impegni inderogabili.
I lavori si sono articolati nelle seguenti relazioni:
- Moreno Morani (Università di Genova), Lingua, cultura e civiltà;
- Giulia Regoliosi (direttore responsabile di Zetesis), Il latino alle Medie?
Rilevazioni critiche;
- Emanuela Po (insegnante scuola media San Tommaso Moro, Milano, in sostituzione
di Laura Longaretti, impossibilitata ad essere presente per malattia), Un'esperienza
in atto
- Filippo Franciosi (membro del Comitato Direttivo del CNADSI), Proposte di
metodo;
- Giuliana Boirivant (Irre-Lombardia), Per un curricolo continuo di latino:
progetti dell'IRRE Lombardia;
- Rainer Weissengruber (Liceo Aloisianum di Linz, Direttore del CLE), Esperienze
di insegnamento del latino in paesi di lingua tedesca.
Alla relazione introduttiva di carattere generale, che poneva l'accento soprattutto
sull'importanza di uno studio del latino e in generale della cultura classica
in quanto elemento strutturalmente costitutivo e ineliminabile della nostra
identità culturale, sono seguite relazioni più specifiche, che
hanno dato modo di approfondire il problema in diverse direzioni: una rassegna
di come si è posta in Italia la questione del latino negli ultimi decenni
(Regoliosi), un racconto in positivo di come il latino è stato introdotto
nel curriculum di una scuola libera di Milano (Po), una rilevazione sui problemi
dello studio grammaticale del latino nella prospettiva dell'insegnante del
triennio con diverse proposte operative (Franciosi), l'esposizione dei progetti
sviluppati dall'IRRE sulle materie classiche soprattutto in due direzioni:
una proposta tesa a stabilire una continuità tra studio del classico
nelle medie inferiori e superiori con la previsione di un curriculum unitario
fra i due ordini di scuola, una rassegna dell'ampia progettualità (anche
con l'ausilio delle tecniche informatiche) che l'Irre sta mettendo a punto
(Boirivant), infine un'apertura di respiro internazionale con l'esame della
situazione del latino in alcuni paesi esteri, particolarmente di lingua tedesca
(Weissengruber). Le tematiche trattate sono state numerose e complesse, e,
fermo restando l'asupicio comune da parte di tutti i relatori che sarà
opportuno, nella futura scuola riformata, mantenere una presenza del latino
a partire dalla scuola media, le proposte presentate e discusse sono molto
varie e articolate. Da parte di tutti i relatori è stato detto anzitutto
che un'eventuale presenza del latino nelle scuole medie consentirebbe di rialzare
in modo significativo il livello di studio delle scuole superiori e gioverebbe
anche all'insegnamento dell'italiano e della lingua straniera, perché
lo studio del latino impone una riflessione di carattere metalinguistico che
aiuta l'alunno a prendere coscienza delle potenzialità espressive della
sua lingua madre: nel caso specifico della scuola italiana, lo studio del
latino, cioè, in sostanza, della fase più antica della nostra
lingua, conferisce anche uno spessore e una profondità di prospettiva
allo studio dell'italiano. Occorre tenere conto della giovane età degli
alunni, e quindi trovare una presentazione delle problematiche anche linguistiche
che sia in grado di attrarre la loro attenzione; si deve trovare un giusto
equilibrio tra insegnamento grammaticale e insegnamento linguistico: entrambi
gli aspetti sono irrinunciabili (perché non si può presentare
una civiltà senza tener conto della lingua, e nello stesso tempo non
si può ridurre l'insegnamento del latino a puro esercizio grammaticale):
in questo senso una soluzione interessante può essere quella di far
leva sulla storia della lingua, osservando come l'italiano sia la naturale
continuazione del latino e come nello stesso tempo sia le strutture grammaticali
sia il significato delle parole può avere subito significative trasformazioni;
si deve decidere se introdurre il latino come materia facoltativa solamente
per alcuni alunni (quelli che intendono proseguire in uno studio di tipo liceale,
per esempio) o estenderlo, sia pure in forma più modesta, a tutti gli
allievi. Si è anvche notato come le soluzioni proposte o vagheggiate
non abbiano per nulla carattere utopistico, perché già oggi,
di fatto, corsi di latino, sia pure opzionali, sono proposte in misura sempre
più estesa dalle scuole medie, che si stanno progressivamente arricchendo
con proposte differenziate di corsi e di attività integrative al di
là del curriculum strettamente (e grettamente) unitario, lontano retaggio
di un'epoca riformista e di un'ottica ormai superata dai fatti. La ricchezza
delle tematiche trattate, e la conseguente lunghezza degli interventi, ha
reso necessariamente breve il dibattito. Nel corso degli interventi è
stato notato che non è da escludere un possibile ruolo futuro del latino
come lingua internazionale, soprattutto in vista del prossimo allargamento
della Comunità Europea, che assumerà un carattere assai più
plurilingue di quanto sia attualmente: laddove esiste una pluralità
di lingue, ovvie esigenze di natura pratica talora impongono di utilizzare
una sola lingua (p.es. sulle banconote), e ragioni evidenti di par condicio
impongono altresì di non privilegiare una delle lingue nazionali a
scapito di altre: in questa prospettiva il latino potrebbe proporsi come fattore
di unità, non diversamente da quanto avviene ora in Svizzera (sulle
monete o sulle targhe, p.es.).
L'incontro è terminato attorno alle 18.30.
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