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Incontri di cultura classica con il CLE Di Maria Gabriella Pietrantoni Obiettivo primario
delle attività di studio e di ricerca promosse dal CLE è la salvaguardia
della cultura classica soprattutto mediante la riscoperta e la
rivalutazione delle manifestazioni del pensiero e dell’arte in Calabria.
È da qui infatti, che parte la presa di coscienza, soprattutto delle
giovani generazioni, della continuità culturale tra il mondo classico e
la nostra realtà, attraverso la mediazione di quell’Umanesimo che anche
in Calabria, sia pure in leggero ritardo, si è espresso negli scritti di
intellettuali illustri quali il Parrasio. Pertanto è
apparsa particolarmente interessante la conferenza tenuta lo scorso 15
dicembre dalla Prof. Maria Giannicola Luberto sul tema “Dall’Umanesimo
della Brutia di Cosenza al petrarchismo di Galeazzo da Tarsia”, ed è
stata assai apprezzata da un folto pubblico non di soli addetti ai lavori,
ma in cui si notava anche la presenza di molti giovani e, in generale, di
persone che pur lontane dal mondo della scuola, conservano tuttavia
interesse e sensibilità verso la cultura classica. Dopo la breve
introduzione della giornalista dott. Iole Perito, presente in veste di
moderatrice, che ha sottolineato l’importanza di mantenere viva,
soprattutto nei giovani, la consapevolezza del ruolo culturale svolto in
passato dalla Calabria, la Prof. Annamaria Ventura, Presidente del Punto
CLE di Rende, ha illustrato le attività svolte dall’Associazione,
finalizzate alla divulgazione del patrimonio classico che deve uscire dal
ristretto ambito della scuola e dell’Università e rivolgersi al grande
pubblico per riproporre valori sempre attuali, forse oggi più che mai
indispensabili ad una rinascita morale e culturale. Subito dopo la Prof. Giannicola Luberto, ben nota nella nostra città come vicepresidente dell’Associazione “Dante Alighieri”, ma apprezzata anche per la preziosa collaborazione con la quale contribuisce al successo del giornale su cui scriviamo, con un linguaggio incisivo e accattivante, mai pesantemente cattedratico, ha svolto la sua relazione, trasformandola in una conversazione colta gradevolissima, assai godibile per tutti. Con un rapido
excursus la Prof. Giannicola ha guidato l’uditorio a ripercorrere i
principali fatti della Calabria, ricordando come essa sia stata a lungo
depositaria della tradizione bizantina, tanto da essere la più grande
produttrice di codici manoscritti. Sullo sfondo di scontri politici tra le
forze dei Longobardi, dell’Islam, di Bisanzio, la Brutia
ha modo di conservare la cultura latina nei siti monastici
benedettini, come quello che sorgeva nei pressi dell’odierno quartiere
cosentino della Riforma. Interessante anche
il richiamo all’opera di conservazione e di studio svolta da Cassiodoro,
da Nilo da Rossano, che anticipò l’umanesimo moderno anche nel
superamento della tradizione del monachesimo orientale esaltando il
carattere cenobitico della vita monastica. Importantissimo il ruolo
assegnato da Gioacchino da Fiore alla cultura classica, che egli vede come
strumento di rinascita cristiana e sociale; Gioacchino, Leonzio Pilato e
Baarlam compiono “l’ultima trasfusione della cultura normanno
sveva nell’Umanesimo”, e creano le premesse per quella laicizzazione
della cultura operata dall’Umanesimo, e per la formazione dell’uomo
integrale, cittadino, buon soldato, ma anche intellettuale colto e di
gusto raffinato. Finalmente anche a Cosenza, divenuta centro importante
della Caloria citeriore, nasce una classe egemone i cui esponenti
attribuiscono alla cultura un valore di promozione anche sociale, e mirano
dunque a sentirsi parte integrante della città: significativi i nomi di
Antonio Telesio, i fratelli Martirano, e soprattutto Giano Aulo Parrasio,
che darà il nome all’Accademia. L’Umanesimo
Cosentino ebbe principalmente un carattere filologico, ma non trascurò
l’espressione poetica in volgare, che ebbe un suo illustre
rappresentante nella persona di Galeazzo da Tarsia. I versi del poeta
calabrese circolarono fino alla sua morte solo in forma manoscritta, tanto
da rendere difficile anche l’identificazione storica dell’autore. Ciononostante, il
pregio delle sue poesie, dedicate alle figure di due donne, Vittoria
Colonna e le giovane moglie Camilla, morta prematuramente, fu riconosciuto
anche da poeti come Foscolo e Leopardi, che videro in essi non solo la
continuazione di modelli petrarcheschi, ma soprattutto l’originalità di
una poesia autenticamente basata sulle vibrazioni dell’animo, e capace
di reinterpretare in chiave assolutamente personale il lessico e i topoi
della letteratura amorosa di ascendenza trecentesca. La suggestiva
lettura dei versi offerta all’uditorio dal giovane attore Marco Tiesi,
come un delicato contrappunto musicale alla conferenza della professoressa
Giannicola, ha contribuito a ricostruire, sia pure simbolicamente, grazie
anche alla partecipazione attenta del pubblico, l’atmosfera di un vero e
proprio cenacolo letterario, e a far rivivere nel modo più autentico e
moderno il valore perenne della cultura che ci piace definire Umanesimo.
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